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Italia, parla De Rossi

giugno 20
20:57 2012

Il centrocampista della Nazionale ha parlato ovviamente della sfida che ci attende domenica contro l’Inghilterra e del compagno Balotelli.

Daniele De Rossi diffida dall’Inghilterra. Nonostante non abbia espresso un gioco spumeggiante, il centrocampista della Roma non si fida in quanto in questi anni si è molto italianizzata, sia perchè fino a prima degli Europei era guidata da Capello, sia perchè Hodgson un pò di esperienza nel nostro paese se le fatta avendo allenato l’Inter e l’Udinese. Senza dimenticare la fitta colonia di tecnici nostrani che siedono sulla panchina di qualche club inglese. Questa l’intervista completa:

 Daniele De Rossi, arriva l’Inghilterra. Si è fatto un’idea del loro gioco? 

«Confesso di non averla vista giocare molto in questo Europeo. Loro hanno sempre giocato dopo di noi, il giorno in cui eravamo liberi. Comunque l’Inghilterra è quella, avversario difficilissimo, alla forza hanno aggiunto anche un’impronta italiana, hanno ora Hodgson in panchina, tatticamente sono diventati attenti anche in difesa».

Avrebbe preferito ci fosse Capello come ct?
«Capello è l’allenatore che mi ha aiutato di più, dire che devo tutto a lui è poco, mi ha preso da ragazzino e mi ha portato praticamente in Nazionale. Meno male che non è più lui il ct. Nella preparazione della partita e nella motivazione dei giocatori è il numero uno».

Certo la Federazione inglese non ci ha pensato due volte a liberarsene
«Ma non è stato licenziato, lui è stato molto coerente, io faccio il tifo per lui sempre, tranne quando è andato alla Juve…»

Con lui lei è diventato centrocampista di livello europeo. Adesso Prandelli le ha pronosticato un futuro da “universale”
«Le parole del ct mi hanno fatto molto piacere. Significano stima e grande fiducia, e lo ha dimostrato mettendomi in difesa contro quel tipo di avversari. Mi piace molto il concetto di universale. Del resto il mio idolo di sempre è il simbolo del giocatore universale: Gerrard. Lo trovi in difesa, poi a centrocampo, e in ogni azione in area lui c’è. Certo, alla base di tutto ci deve essere la condizione fisica. Se sto bene fisicamente come adesso è una cosa interessante».

Questa sfida italo-inglese ha per lei, romanista, un retrogusto particolare
«Ci ho pensato, è vero che con le squadre inglesi non ho mai avuto tanta fortuna. E questa è la mia prima volta: non ho infatto mai giocato contro le nazionali inglesi, neanche con le giovanili azzurre. Detto tra noi Roma-Liverpool resta una ferita che nessun Italia-Inghilterra potrà rimarginare. Non lo dico solo da romano e romanista. Sono orgoglioso, felice, eccitato di affrontare una delle nazionali storiche del calcio mondiale»

Vero anche che lei è stato più volte vicino a passare proprio al calcio inglese, al City per esempio
«C’è stata questa possibilità, in passato, con tante squadre coinvolte, e magari non è neppure uscito fuori. C’è stata attrazione, un’ attrazione reciproca, perché quello è un calcio che mi piace molto, un calcio che ha superato il quello italiano, come fascino e come contenitore di talenti. Ed è un discorso che potrei fare anche per la Spagna».

Che partita sarà?
«La storia dice che ci esaltiamo nelle difficoltà, ma serve una grande prestazione. Sarà una guerra di nervi, dobbiamo sapere che ora bastano tre passi per arrivare in finale. Tre passi lunghi. Ma non siamo al punto di partenza».

La tradizione dice che l’Inghilterra ha nei rigori il punto debole
 «Quella dei rigori è una situazione strana, perché ci arrivi stanco, per tanti motivi. Ma noi non stiamo preparando la partita per finire ai rigori, se capiterà, speriamo di fare come nel 2006 piuttosto che come nel 2008».

Più in generale l’Inghilterra non brilla da tempo nei grandi tornei continentali
 «Io dico che Francia e Inghilterra restano due squadre temibili, potendo avremmo scelto l’Ucraina. Le difficoltà storiche degli inglesi non ci fanno sentire più felici per questo accoppiamento».

Noi per parte nostra siamo quelli degli scandali che ci servono per trovare nuovi stimoli
«Non è uno stimolo in più avere a che fare con certe situazioni. Diciamo che questi gruppi azzurri storicamente sono formati da grandi persone, che non lasciano solo chi è in difficoltà. In più c’è il dna degli italiani, che si esaltano nelle difficoltà».

Contro l’Inghilterra la vedremo difensore o centrocampista?
«Non lo so, davvero. In che ruolo dovrò giocare stavolta, ci sono più giorni per provare, non so come “esploderò“, come si aspetta la stampa polacca. La mia duttilità è un valore, non ho mai detto di essere un fenomeno ma un giocatore completo»

Si è chiesto però anche lei quale sarà il suo futuro tecnico-tattico
«Le domande me le faccio, per due o tre partite può capitare un’emergenza e di essere impiegato fuori ruolo. Ma io qui non gioco nel mio ruolo perché davanti ho uno dei più grandi centrocampisti delle storia italiana, ma non faccio le bizze, mi piace così, è normale comportarsi così. Piuttosto non pensavo di fare così bene in difesa».

Il nodo insomma è la sua convivenza con Pirlo. Con l’Irlanda non siete andati bene
 «Io non ho visto Pirlo in difficoltà, abbiamo sofferto tutti con l’Irlanda, loro giocavano palle lunghe, c’era meno gioco. Comunque la tattica la decide l’allenatore. E comunque l’importanza di Pirlo è nei numeri, nella sua carriera. E’ un giocatore meraviglioso, decisivo. Non nell’ultima uscita? Voi dite che siamo incompatibili solo quando le cose non vanno bene. Dire che io e Andrea non possiamo convivere non è giusto».

Veniamo al tema caldo: contro gli inglesi Balotelli può essere il giocatore giusto per far loro male?
 «Speriamo che i nostri attaccanti facciano male, chiunque sia in campo. A me non importa chi sarà, non so a voi. Lui potenzialmente può fare male a tanti»

Le sembra un giocatore isolato?
«Non mi sembra affatto. Ovvio che chi sta in panchina avrà meno slancio di un alro. Io lo vedo tranquillo. E comunque intervenire non tocca a me ma all’allenatore. Io sono qui per vincere. Lui a 22 anni ormai è un ometto, deve sapere quello che deve fare da solo, io non vorrei avere un trattamento di riguardo. Io al mondiale tedesco avevo l’età sua: dopo la gomitata e l’espulsione non ebbi trattamenti di riguardo…»

Avrà bisogno di consigli, prima di affrontare gli inglesi?
«Andare lì e dirgli: “mi raccomando, non reagire, stai calmo”, secondo me serve fino a un certo punto. Deve prepararsi con il tecnico, sono anni che gioca ad alti livelli, saprà lui cosa fare»

I tabloid ci andranno pesante… «Domandate a lui se sono cattivi loro o se gli dà da mangiare lui. Io dico che è normale, è una responsabiltà che si deve prendere, e non mi pare che soffra la popolarità. E comunque qui non può fare casino: siamo in albergo, siamo chiusi blindati…».

E in campo?
«C’è l’allenatore apposta, sa lui dove e quando utilizzarlo, giudicare se corre, se corre abbastanza. E comunque non si può limitare tutto a Balotelli, magari tante volte sono altri i giocatori che danno meno di quello che potrebbero»

Veniamo alla Roma, visto che ancora De Rossi non ha detto niente sul nuovo allenatore Zeman
 «L’ho sentito qualche giorno fa, attraverso il segretario della squadra, Tempoestilli, ci ho parlato al massimo per 5′. Io non lo conosco, non ci ho mai lavorato come non avevo lavorato con gli altri tecnici in lizza, tranne Vincenzo (Montella, ndi), cui faccio i migliori auguri. Diciamo che questa operazione mi incuriosisce molto. E a giudicare dagli abbonamenti, l’arrivo di Zeman ha riacceso una passione se non spenta, attenuata. Credo sarà interssante conoscersi a vicenza, ne ho sentito parlare da persone comuni. Credo che lui apprezzi i professionisti come me. Tatticamente sceglierà lui dove utilizzarmi».

Un giudizio sul mercato giallorosso
«Io sono stato chiaro, a fine stagione, era giusto dire certe cose lì; ora per parlare di mercato c’è tempo. Voglio pensare a questa manifestazione, a cui tengo tantissimo, anche se un angolo della mia testa è sempre riservato alla Roma; per controllare sempre tutto. Ma non è che dovrò commentare ogni mancato acquisto come fossi un opinionista. Ripeto: quello che ho detto a suo tempo, lo penso tutt’ora».

Due ultime questioni: cosa pensa della scelta dei nostri politici di non venire in Ucraina per solidarietà con l’ex premier Tymoshenko, ora imprigionata?
 «E’ una questione di cui abbiamo parlato prima dell’Europeo. So di questo imbarazzo, sono situazioni delicate, non è facile per noi giudicare l’operato della nostra politica, bisogna conoscere dettagli che io non so, ci limitiamo a giocare, ma siamo dispiaciuti».

C’è la questione tifosi azzurri, mai così pochi al seguito
 «Il problema è anche quello chi può permettersi di venire, in un momento delicato dal punto di vista economico. Gli inglesi seguono la nazionale con spostamenti di massa da sempre. Succederà così anche a Kiev. Meno male si gioca undici contro undici. Appelli? In Germania era bellissimo, magari se passiamo saliranno le presenze dei nostri tifosi». 

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